- 36 giorni all’arrivo di papa Francesco!

 

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TRENO, AUTOBUS E BICICLETTA PER ARRIVARE A MONZA

È previsto che centinaia di migliaia di persone partecipino alla Santa Messa di sabato 25 con papa Francesco, alle ore 15 al parco di Monza. Per far sì che tutti raggiungano l’area senza disagi, l’organizzazione ha pensato a una gestione dei trasporti che suggerisca ad ogni città il mezzo più agevole per arrivare a Monza tra treno, autobus, bici o piedi: trovate tutti i dettagli qui.

 

UNO STENDARDO PER LE CHIESE E LE CITTA’

È stato preparato uno stendardo per animare il territorio in vista dell'arrivo di papa Francesco. Chiunque può acquistarlo per appenderlo sulla chiesa, sulla sede della propria associazione, sul balcone di casa, sul Municipio della città, perché la visita del Pontefice non riguarda solo i fedeli che frequentano le parrocchie. Anzi, per usare le parole del cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, «coinvolge realmente tutti gli uomini e tutte le donne, di tutte le fedi e di tutte le religioni, uomini e donne di buona volontà». Qui tutte le informazioni sui costi e le modalità per riceverlo.

 

LA VISITA DI FRANCESCO SU FAMIGLIA CRISTIANA E AVVENIRE MILANO SETTE

Il settimanale Famiglia Cristiana dedica alcuni servizi speciali e due pagine, su ogni numero, alla visita di papa Francesco a Milano. La prima offre un approfondimento spirituale sui temi toccati dall’evento. La seconda, dà informazioni tecniche utili per tutti i partecipanti e le persone interessate. MilanoSette, dorso della domenica di Avvenire, racconta la visita ogni settimana facendo parlare i protagonisti e illustrando ai lettori i dettagli per prepararsi al 25 marzo.

 

UNA APP PER L’ARRIVO DI PAPA FRANCESCO

È disponibile per il download gratuito la app ufficiale della visita di papa Francesco a Milano. Si può scaricare cliccando qui per Android oppure cliccando qui per Apple. Cuore della app sono i contenuti spirituali multimediali, informazioni tecniche, documenti, notizie. Realizzata dall'azienda Soluzione srl per la visita del Pontefice, sarà utile sia adesso, durante il percorso di avvicinamento, sia il 25 marzo. È utilizzata anche, dalla Diocesi di Milano, per inviare notifiche in tempo reale a tutti quanti la scaricheranno.

 

IN 30 SECONDI, UN VIDEO AL GIORNO VERSO IL 25 MARZO

Da ieri sono online, su Facebook, twitter e su papamilano2017.it, delle pillole video che aiutano a prepararsi all’arrivo di papa Francesco. Durano 30 secondi l’una e vengono pubblicate quotidianamente dagli account ufficiali della Visita del Pontefice. Inizia Andrea Palmieri, delle Acli: lo trovate qui.


Benedizione delle Famiglie

La benedizione delle famiglie casa per casa è un'occasione preziosa per avvicinare tutte le famiglie e le persone del territorio, con le loro gioie, le fatiche, le sofferenze e gli impegni. Il lavoro, che svuota le case durante il giorno e l'aumento di famiglie di altra religione o non credenti, non toglie valore a questa tradizione: con la visita del Sacerdote è Gesù stesso che entra in una casa e vi porta la sua gioia e la sua pace.

L'aspersione con l'acqua benedetta è un'occasione per fare memoria del Battesimo, con il quale il Signore unisce la comunità domestica alla famiglia della Chiesa, per rinnovare la propria adesione a Cristo e rinsaldare i legami con la Parrocchia.


Inizio ufficiale Minestero del nuovo Parroco

DOMENICA 30 OTTOBRE 2016

ORE 18

 

NELLA MESSA IL VICARIO EPISCOPALE

MONS. CARLO FACCENDINI

CONSEGNA A DON FRANCO IL MANDATO

DEL NOSTRO ARCIVESCOVO,

IL CARDINALE ANGELO SCOLA
 

DON FRANCO, A SUA VOLTA, CONFERMA PUBBLICAMENTE 

GLI IMPEGNI DELLA SUA ORDINAZIONE SACERDOTALE

E INIZIA COSÌ UFFICIALMENTE IL SUO MINISTERO DI PARROCO

 

È un momento importante, che dice il nostro legame con il Vescovo, successore degli Apostoli

Tutti sono invitati a partecipare a questa Messa, seguita da un rinfresco familiare in Oratorio


GRAZIE, DON MAURILIO!

Cari amici, il mio primo saluto dal nostro sito internet è per dire GRAZIE insieme a voi a DON MAURILIO BIELLA a conclusione del suo mandato di parroco qui a S. Domenico Savio e all'inizio del suo ministero presso la parrocchia S. Benedetto di Parma, affidata, come la nostra, ai Salesiani. La capacità di dire "grazie!" è un tratto che qualifica la nostra umanità: significa riconoscere che quello che siamo è dono di un Altro e di altri che si fanno tramite della Sua bontà. In don Maurilio abbiamo riconosciuto la passione del Vangelo, la cura dei giovani e il desiderio di servire la comunità nello spirito di don Bosco: segni della bontà di Dio per noi. Per questo vogliamo dirgli grazie!

don Franco, parroco

DOMENICA 25 SETTEMBRE 2O16

ORE 10.00   S. MESSA PRESIEDUTA DA DON MAURILIO

ORE 11.00   In Oratorio: giochi con i bambini e i ragazzi, quattro chiacchiere in compagnia, l'aperitivo

ore 12.30   PRANZO INSIEME PER RINGRAZIARE DON MAURILIO, per gioire, comunicare, ricordare… e guardare avanti insieme!

LA COMUNITA' OFFRE LA PIZZA E LE BEVANDE. A CHI PUO' CHIEDIAMO DI PORTARE QUALCOSA DA CONDIVIDERE! SE POSSIBILE, CONFERMATE LA VOSTRA PRESENZA ENTRO GIOVEDI'

 


26 GIUGNO OBOLO DI SAN PIETRO

26 giugno

Obolo di San Pietro, 
un’occasione per ritrovare la gioia di donare

 

In vista della Giornata per la carità del Papa, intervista a monsignor Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede

20.06.2016

Una pratica molto antica che arriva fino a oggi. È l’Obolo di San Pietro, la colletta che si svolge in tutto il mondo cattolico, per lo più il 29 giugno o la domenica più vicina alla Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (quest’anno il 26 giugno). La colletta, come viene spiegato sul sito ufficiale, rimanda alle origini del cristianesimo, quando vengono sostenuti materialmente «coloro che hanno la missione di annunciare il Vangelo, perché possano impegnarsi interamente nel loro ministero, prendendosi cura dei più bisognosi». È quanto sottolinea anche monsignor Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede. Lo abbiamo incontrato alla vigilia di questo appuntamento, conosciuto come Giornata per la carità del Papa.

Eccellenza, l’Obolo di San Pietro è una pratica molto antica che rimanda alle origini del cristianesimo. Quali sono i motivi che la rendono ancora attuale?
Direi gli stessi di un tempo, fondamentalmente due: offrire un sostegno materiale a chi vive per annunciare il Vangelo, quindi alle necessità dell’apostolato, comprese anche le attività della Santa Sede; e prendersi cura dei più bisognosi, che purtroppo non mancano mai, non solo vicino a noi, ma anche in tanti contesti di sofferenza, spesso dimenticati.

Qual è il senso spirituale ed ecclesiale della Giornata per la carità del Papa?
Oltre alla carità, che parla già da sé, c’è, come lei ha detto, un importante significato ecclesiale: non si tratta solo di dare un aiuto a chi ne ha bisogno o una mano a chi fa del bene, ma di farlo come Chiesa. Partecipare alla carità del Papa è un gesto fortemente simbolico, perché manifesta la vicinanza delle comunità e dei fedeli al Papa, la partecipazione alla sua sollecitudine. È un segno, semplice e antico, di unità nell’amore. Per questo è e dev’essere, com’era anche nella Chiesa delle origini, un gesto spontaneo. Mi piace anche ricordare che l’obolo avviene attorno alla solennità di San Pietro: è, in fondo, il “regalo” delle Chiese al Successore di Pietro, che non lo tiene per sé, ma a sua volta lo distribuisce secondo i bisogni delle Chiese e dei poveri.

Una nota particolare viene data a questo appuntamento annuale dal Giubileo della misericordia che stiamo vivendo. In tale senso è efficace lo slogan scelto dalla Conferenza episcopale italiana per la Giornata del 26 giugno: “Apriamo i cuori alla misericordia”. Ma è possibile coniugare carità e misericordia? E in che modo?
Direi che sono già coniugate, sono strettamente apparentate: la misericordia indica un cuore aperto, che non rimane chiuso in se stesso, un cuore che sa abbassarsi, sa chinarsi verso le miserie, come fa Dio con noi. La carità nasce da qui, come un buon gesto viene da un buon cuore, come un sorriso dalla gioia. Il Papa ci ricorda più volte che, per essere vera, la carità deve essere concreta. Vuol dire che non può fermarsi al pensiero o al sentimento, ma deve raggiungere pure le tasche! E vuol dire anche, soprattutto oggi, che le opere di carità devono essere sapientemente pensate e ben gestite, per arrivare veramente a chi ha bisogno, senza sprechi.

Sono molto frequenti i richiami del Papa a non volgere lo sguardo altrove rispetto alle situazione di povertà, esclusione e disagio. Molto spesso però non vengono colti appieno. Frequenti, infatti, sono le “accuse” di pauperismo, populismo, peronismo. Perché tutto questo?
Mi verrebbe da dire che la prima reazione, quando un invito è scomodo e fa pensare, è proprio quella di muovere qualche critica un po’ stizzita che poi alla fine, se ci pensiamo, sa spesso di astratto, di ideologico, di partitico, e soprattutto non aiuta. Credo che in questi casi la cosa più importante sia davvero andare oltre e non lasciarsi amareggiare: si sa che “trovare la pagliuzza nell’occhio del fratello” è uno degli sport più diffusi al mondo. Ebbene, la Chiesa è chiamata a non fare così, ma ad andare avanti nel bene con fiducia, guardando solo al Vangelo e non ad altro, nemmeno ai propri ritorni di immagine.

Alle parole e alle denunce, infatti, il Papa aggiunge l’esempio concreto: basta pensare alla visita a Lesbo e al gesto di accoglienza nei confronti dei rifugiati accompagnando a Roma con il suo stesso aereo tre famiglie siriane.
Sì, ma, conoscendolo un poco, direi che proprio non gli interessa farlo per “strategia mediatica”. Lo fa, e credo che la gente lo veda, con naturalezza, in modo direi connaturale, unendo spontaneamente quello che crede e quello che fa. Mi viene in mente un’espressione di Papa Benedetto: «Il programma del cristiano è un cuore che vede». Non è un fuoco d’artificio pubblicitario, ma uno sguardo che vede i bisogni e un cuore che si dà da fare, senza bisogno dell’approvazione altrui, e senza volerla ricercare.

Nepal, Repubblica Centrafricana, Kenya, Uganda, Niger… Sono alcuni Paesi su cui si è intervenuti nel 2015 con le offerte giunte da tutto il mondo all’Obolo. Senza dimenticare i cristiani perseguitati nelle guerre e i poveri della città di Roma. Insomma, la carità del Papa non conosce confini…
Non deve conoscerne! Un aspetto molto importante è essere presenti soprattutto presso le realtà che vengono dimenticate troppo in fretta. Da molte parti del mondo, senza clamore mediatico, giungono al Papa accorate richieste e grida di aiuto. Bisogna prestarvi attenzione. Si fa presto oggi a scordarsi di quello che succede nel mondo, presi dalla curiosità per le ultime novità di casa nostra. La missione del Papa e della Chiesa, invece, è proprio quella di abbracciare tutti, in particolare i più dimenticati e lontani, che purtroppo non hanno risalto sulle prime pagine di tanti media.

Qual è il suo auspicio e il suo appello per la raccolta del 2016?
Vorrei far mio quel che scriveva san Paolo, quando chiedeva di contribuire a una colletta per la Chiesa: più che fare propaganda o inseguire il risultato, dava valore al gesto, dicendo che «Dio ama chi dona con gioia». Ecco, il mio auspicio è che l’obolo di quest’anno sia un’occasione concreta per ritrovare la gioia pura e semplice di donare.