6 maggio – San Domenico Savio

A TUTTI GLI AMICI DELLA PARROCCHIA E DELL’ORATORIO SAN DOMENICO SAVIO

Milano, 6 maggio 2020

Cari amici,

vi scrivo, anche a nome di tutta la Comunità salesiana, al termine del giorno dedicato a san Domenico Savio, il giovane allievo dell’Oratorio di don Bosco, che nella sua breve esistenza (1842-1857) ha realizzato in pienezza la vita cristiana. È il patrono della nostra Comunità parrocchiale e del nostro oratorio, al quale vogliamo bene così come san Paolo VI, che è all’origine di questa Comunità, e a don Bosco, padre e maestro dei giovani, di tutti i giovani del mondo.

UNA TRAMA DI AMICIZIE SPECIALI

Che cosa hanno a che fare i santi con noi? Che cosa vuol dire che un santo è nostro patrono? Significa che in ogni momento della vita siamo inseriti in una trama speciale di amicizie buone e fidate: è la comunione dei santi. Con i santi non siamo “distanti ma uniti”, come vuole lo slogan necessitato e un po’ retorico suggerito in questo tempo di pandemia. I santi  sono presso quel Dio che è in cielo, in terra e in ogni luogo, e perciò sono realmente vicini a noi più di chiunque altro, forse più di quanto ciascuno di noi – disperso in mille cose – è vicino a sé stesso. Ad amici così vicini e insieme così discreti è bello rivolgersi con confidenza e chiedere di darci una mano in questo tempo che rende così strano il nostro presente e così incerto il nostro futuro.  

UNA VITA CHE CI PARLA

Tra i santi, Domenico continua a dirci con la sua vita qualcosa di straordinariamente attuale:

  • Egli ha compreso molto presto che vivere significa essere chiamati: non siamo al mondo per caso, qualunque sia stata la circostanza in cui siamo venuti alla luce. Una Parola d’amore dall’alto, una promessa ci ha chiamati alla vita attraverso la generazione umana. La nostra esistenza non si trascina per inerzia, ma per la grazia e la volontà di rispondere alla chiamata e alla promessa di vita buona che la nascita ci ha consegnato. E il nostro destino è una vita eterna e beata; non è della morte l’ultima parola.
  • Domenico, benché tanto giovane, non era un illuso. Come tanti al suo tempo, ha dovuto ben presto misurarsi con la realtà della morte: quella di ragazzi ospitati come lui all’Oratorio di don Bosco e colpiti con esito fatale dalla tubercolosi; quella di tante persone contagiate dall’epidemia di colera del 1854, una circostanza che ha tante analogie con la nostra situazione attuale; quella sua personale, che le precarie condizioni di salute gli lasciavano presagire vicina. Il pensiero della morte, che certamente ha visitato anche noi in questo tempo di pandemia, non ha paralizzato Domenico, ma, con la guida di don Bosco, ha orientato la sua vita alla pienezza. Che fare, dunque, sul suo esempio e con il suo aiuto?
  • Riconoscere che cosa è veramente essenziale nella vita e puntare su questo, lasciando cadere tante cose che finora ci sembravano importanti e ora si rivelano inconsistenti.
  • Non lasciarsi rubare la gioia. L’espressione, tante volte proposta da papa Francesco, echeggia il primo consiglio che don Bosco ha dato a Domenico per diventare santo: mantenere l’allegria. E Domenico diceva ai ragazzi che arrivavano per la prima volta all’Oratorio: “Noi qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri”.
  • Vivere, testimoniare e sostenere la speranza nostra e di tutti: così ha fatto Domenico con i compagni che si trovavano nelle situazioni più difficili per la salute o per altri motivi, anche con quelli che erano vicini alla morte.
  • Aprirsi con generosità e intelligenza alla carità. Qui ricordo solo ciò che accadde con l’epidemia di colera del 1854. Don Bosco lasciò che 14 giovani più grandi, tra i quali Domenico, andassero a portare aiuto ai contagiati. Sostenne e diede spazio alla loro generosità e li guidò a farlo in modo intelligente: osservando le necessarie precauzioni igienico-sanitarie e accompagnando ciò che si stava facendo con la preghiera perseverante e fiduciosa al Padre: “liberaci dal male!”.

UNA ESPERIENZA COMUNE, UNA PAGINA NUOVA

Cari amici, viviamo una esperienza comune in modi diversi, ciascuno secondo la propria formazione, maturità e sensibilità. Per tutti noi, da quel drammatico 23 febbraio scorso, quando sono state sospese le Messe con partecipazione dei fedeli ed è stato chiuso l’oratorio, si è aperta una pagina inedita di vita. Una pagina non voluta e con aspetti negativi drammatici, che condividiamo con il nostro Paese e con il mondo intero. Ma anche nel male il Signore non mancherà di aiutarci a fare come fa lui: scrivere dritto sulle righe storte della vita.

È bello pensare che la nuova pagina della nostra vita non sia scritta in solitudine, ma possa essere condivisa. Perciò in questo tempo in cui siamo lontani gli uni dagli altri, non dimentichiamo di continuare a coltivare relazioni e amicizie, come del resto in molti stiamo facendo: sarà più bello tornare a trovarsi insieme, se il ritorno sarà atteso e la vita della Comunità parrocchiale e oratoriana – certamente diversa da quella vissuta finora – sarà stata preparata da una comunicazione mai interrotta.

Soprattutto non dimentichiamo di stare uniti ai nostri amici comuni: a Domenico Savio, innanzitutto, che ci guiderà dai suoi amici, scelti nel giorno della Prima Comunione con le parole: “Miei amici saranno Gesù e  Maria”. Saranno anche i nostri più grandi amici.

I nostri santi e la Madonna, che preghiamo in modo speciale nel mese di maggio, ci sostengano e ci guidino a scrivere in questo tempo drammatico ciascuno una pagina originale e bella della vita: è questa la meraviglia della vita cristiana, nella quale “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” (san Paolo).

GRAZIE

Scusate la lunghezza e lo stile poco “social”. Senza pretese, era per condividere ciò che sta a cuore a ciascuno dei vostri salesiani, e per dirvi grazie di tutto ciò che molti di voi stanno facendo in questo tempo per l’oratorio, per la Caritas, per il buon andamento della Comunità. E grazie del buon esempio, della pazienza e della preghiera che assicurate gli uni per gli altri!

Con affetto fraterno.

Don Franco e la Comunità salesiana